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Donne nei Centri di permanenza temporanea

Di seguito pubblichiamo alcune storie di donne rinchiuse nei Centri di permanenza temporante (Cpt)- Racconti tratti da “Clandestine/Prostituite: prima di tutto DONNE “ di Ines Rielli - PROGETTO "LIBERA" DELLA PROVINCIA DI LECCE

Le donne di Restinco

In questo paragrafo sono riportati alcuni degli incontri con le donne di Restinco. Sono stati scelti a caso e sono tutti, tranne uno, svolti con donne che non hanno aderito al programma. Vogliamo offrire uno spaccato di ciò che di solito accade negli incontri con le donne trattenute. Come abbiamo precisato prima, durante gli incontri non scriviamo, e quindi qui di seguito sono riportati i resoconti stilati dalle operatrici alla fine di ogni singolo incontro.


Kalina - 18 anni - Provenienza: Moldavia

I incontro
Si trova da una settimana nel cpt, è giovanissima. Ci saluta e si siede. Ci presentiamo e le chiediamo come và. Come spesso accade anche lei sembra in attesa. Ci guarda in silenzio. Rompiamo noi il silenzio esponendo il nostro progetto e dandole il dépliant in lingua. Lei parla pochissimo l'italiano. Ci dice che è da pochissimo tempo in Italia. Molto spaventata ci racconta che è stata presa dalla polizia in treno mentre andava a Torino, dove avrebbe lavorato come prostituta. Le chiediamo se è la prima volta che viene fermata e ci dice di sì, non capisce perché si trovi in “prigione” e non la mandino a casa. Le spieghiamo che lei é stata fermata ed é trattenuta perché senza documenti e senza permesso di soggiorno. Kalina sembra più piccola dell'età che dichiara di avere, 18 anni.

Alla domanda se ha scelto lei di fare il lavoro di prostituta, ci risponde che è stata costretta e non è la prima volta che lo fa. Ha iniziato a farlo in Turchia e poi è stata venduta in Albania. Anche qui ha lavorato come prostituta. In questi paesi ha lavorato per due anni, ma senza riuscire a mandare niente alla sua famiglia e non ha niente da parte, perché i suoi sfruttatori le hanno sottratto tutto il guadagno. Dopo di che, gli albanesi, hanno deciso di farla venire in Italia con un gommone, dicendole che qui, con il suo lavoro, le avrebbero fatto guadagnare di più.

Ci lasciamo chiedendole se le va di parlare ancora con noi. Dice di si e prendiamo un appuntamento per il prossimo incontro.

II incontro
Questa volta Kalina é molto più loquace, sembra aver voglia di parlare. Cerca di raccontarci un po' di più della sua storia. Ci dice che ha 18 anni e ha cominciato a prostituirsi molto giovane perché la sua famiglia ne ha bisogno. E' consapevole di essere stata sfruttata e avrebbe voglia di denunciare i suoi sfruttatori (finora noi non avevamo mai accennato ad una eventuale denuncia). Le spieghiamo che con la denuncia o senza denuncia, lei ha la possibilità di entrare in un programma di protezione sociale e le spieghiamo le condizioni previste dall'art. 18. Ci guarda un po' in silenzio, dopo di che ci dice che lei non conosce il nome del suo ultimo sfruttatore ma saprebbe riconoscerlo se lo vedesse. Sottolinea che, se potesse tornare indietro, non farebbe per nessuna ragione la prostituta. Le diciamo che possiamo ragionare insieme su questo e, se tornare indietro é impossibile, si possono comunque trovare insieme altri modi per vivere. A questo punto dice che ci deve pensare bene prima e vuole coinvolgere in questo una sua amica che si trova nel centro con lei. Rispondiamo che lei può fare quello che vuole ma che questa scelta é una scelta individuale, che non può che riguardare solo lei. Non é necessario che decida subito, può parlare con noi anche quando sarà uscita dal cpt. Ci vedremo al prossimo incontro.

III incontro
Questa volta si rifiuta di parlare in italiano e vuole a tutti costi che ci sia la presenza della sua amica. E' molto decisa. Le diciamo che può certamente presentarci la sua amica, noi parliamo con tutte le donne presenti nel cpt, ma che preferiamo comunque parlare sempre singolarmente.

(Ipotizziamo di trovarci di fronte alla situazione in cui la donna é sotto pressione perché nel cpt c'é o lo stesso sfruttatore/sfruttatrice o altre persone legate agli sfruttatori. In genere quando le donne si presentano con un'altra o chiedono che sia presente un'altra donna é perché vogliono dimostrare e far sapere che loro non stanno creando un pericolo all'organizzazione. In queste situazioni noi in genere stiamo al gioco perché pensiamo che serva ad alleggerire una situazione di tensione e di pericolo. Quello che ci interessa a questo punto é che, al di là della situazione contingente, la donna possa mettere in atto il suo proposito di dimostrare che l'averci incontrate non vuol dire che lei voglia parlare o uscire dal giro, e che a lei arrivi il messaggio che noi, non solo non faremo mai nulla che possa danneggiarla, ma restiamo disponibili quando e se vorrà contattarci in futuro).

Quando entra la sua amica, diciamo che Kalina ha chiesto la sua presenza. Presentiamo nuovamente noi stesse e il progetto. Sottolineamo che non siamo della polizia e che tutto quello che ci diremo rimane assolutamente tra noi. Sottolineamo nuovamente che parliamo con tutte le donne sulla base dell'elenco delle presenze nel cpt. Si crea un momento di silenzio in cui Kalina continua a guardare l'altra come aspettando un segnale. Chiediamo loro cosa ne pensano. A questo punto Kalina dice che non vuole aderire al nostro progetto e che non ha nessuna intenzione di denunciare.

A questo punto ci rivolgiamo all'amica di Kalina e le diciamo che vorremmo parlare con loro due separatamente, oggi continueremo con Kalina e la prossima volta, se lei é d'accordo, parleremo con lei.

Ci salutiamo fissando un prossimo incontro. Rimaste di nuovo sole, diciamo a Kalina che capiamo le sue preoccupazioni e le sue paure e che può in qualsiasi momento contattarci quando si sentirà più al sicuro. Con la voce bassissima a questo punto Kalina ci dice che lei ha 17 anni e che viene dall'Ucraina. Le diciamo che come minorenne, oltre al nostro programma, ci sono altre possibilità e comunque se dichiarasse la sua età sarebbe immediatamente trasferita in un centro per minori non accompagnati. Dice che ci vuole pensare e poi ci farà sapere.

Il giorno dopo riceviamo una telefonata da parte di Kalina, che, prima di poter dire qualsiasi cosa, ci passa la sua amica. Lei dice che Kalina ci ha pensato e non vuole entrare nel nostro progetto.

A distanza di pochi giorni, il consolato della Moldavia ha effettuato l'identificazione delle donne moldave trattenute a Restinco e ha accertato che Kalina ha 18 anni ed è moldava.

Kalina é uscita dal cpt con il foglio di via.


Queen 18 anni Provenienza: Nigeria

I incontro
La presenza di Queen a Restinco ci é stata segnalata dal progetto "La gatta" di Napoli che l'ha conosciuta nell'ambito delle attività dell'unità di strada. Ha dichiarato di essere nata nel ‘78 e quindi di avere 18 anni. Non ha nessun documento dice di stare in Italia da un anno ma non parla l'italiano e dobbiamo sostenere il colloquio in inglese. E' a Restinco da 14 giorni. Ci presentiamo. Dice che vuole uscirne anche perché ha saputo che il suo sfruttatore é stato arrestato in Nigeria. Lei dichiara di spedire direttamente i soldi a quest'uomo in Nigeria. Il suo debito ammonta a 80 milioni, ne ha pagati finora solo 10. E' la maggiore di 6 figli, non ha più il padre, alla madre ha mandato spesso dei soldi. E' arrivata in Italia camminando molto a piedi, le erano saltate perfino le unghia dei piedi per quanto aveva camminato. Con il gommone é arrivata a Napoli dalla Spagna.

II incontro
Entra e saluta in modo molto socievole una delle operatrici presente al precedente incontro. Notevoli le difficoltà di comunicazione, perché Queen conosce pochissimo la lingua italiana. Si trova in Italia da circa sette mesi e vive a Napoli. Ritorna a dire come è arrivata in Italia. La sua principale preoccupazione è che da quando sta a Restinco, lei non manda più soldi alla madre, che vive in Nigeria in condizioni di estrema povertà. Esprime la sua paura per le conseguenze che potrebbero verificarsi, sottraendosi al circuito della prostituzione. Con amarezza dice che, non vuole fare più il “lavoro di strada”. Le diciamo che noi possiamo accoglierla in una casa sicura, e fare insieme un percorso verso la regolarizzazione della sua posizione in Italia e verso un inserimento lavorativo. Ci guarda perplessa e dopo un po' ci dice che lei non ha intenzione di "stare rinchiusa". Cerchiamo di spiegarle che lei sarà libera di uscire facendo una vita regolare e che noi non rinchiudiamo nessuno. Cerchiamo di precisare che noi siamo un gruppo di operatrici tutte donne, non siamo poliziotte né suore. Lei continua a guardarci perplessa. Le chiediamo se ha i documenti, passaporto o altro, lei dice di no. Ci chiede quanto tempo ci vorrà per fare i necessari documenti e trovarle un lavoro, nel caso lei decida di venire con noi, e se sarà libera di andare dove vuole. In particolare vorrebbe andare a Brescia, dove c'é il suo fidanzato, un uomo nigeriano. Le spieghiamo le regole del progetto e che i tempi non li decidiamo noi ma dipendono dal rilascio del permesso di soggiorno da parte della Questura. La cosa non le va molto a genio. La ragazza è molto diffidente. Pensiamo che sia opportuno parlare con lei insieme alla mediatrice nigeriana. Le chiediamo se é d'accordo ad incontrarci nuovamente. Dice di si e fissiamo il prossimo incontro.

III incontro
Arriviamo a Restinco. Troviamo le macchine del C.D. e capiamo che è in corso l'udienza con il console nigeriano. Ci sistemiamo al secondo piano, nella stanza degli avvocati, accanto c'è il console. Chiamiamo Queen. Lei va prima a parlare con il console e poi viene da noi. Le presentiamo la mediatrice nigeriana. La comunicazione diventa più facile. Dice subito di avere paura che il suo protettore la trovi. Pensa che lui farà di tutto per trovarla perché lei gli deve ottanta milioni. Finora, con il suo lavoro ne ha guadagnati solo cinque. Ripete che é in Italia solo da sette mesi. Dice che lei è entrata dalla Spagna, da qui é andata a Roma, dove si è fermata per pochi giorni, per arrivare poi a Napoli. Qui ha iniziato a prostituirsi insieme ad altre due ragazze nigeriane. E' stata fermata in strada dalla polizia, insieme ad altre quindici ragazze, e poi portata a Restinco.

Vuole uscire dal giro ma ha molta paura. Abbassa la testa e inizia a piangere. La mediatrice si avvicina per consolarla, dicendole di non avere paura delle minacce, che lei lo capisce e che sa quanto sia dura la vita sulla strada e quanto sia difficile venirne fuori. La incoraggia dicendole di essere forte, avere pazienza e di essere convinta di venirne fuori e di amare la sua vita.

Terminiamo il colloquio con l'intesa che il giorno in cui lei uscirà con il provvedimento di espulsione noi andremo a prenderla.

(Ci informiamo dall'ispettore di polizia di turno al cpt sulla situazione della donna. Ci viene chiaramente detto che se la donna non "collabora" sarà rimpatriata insieme ad altre donne nigeriane, visto che hanno già programmato un rimpatrio, e non farlo significherebbe per loro “una omissione di atti d'ufficio”. Ci dice inoltre che la donna ha presentato, insieme a tutte le altre nigeriane presenti nel cpt, una richiesta di asilo politico tramite un avvocato di un'associazione che “gestisce” le richieste di asilo per tutte le nigeriane).

Il giorno dopo torniamo a Restinco e chiamiamo subito Queen. Lei non c'è, all'alba è stata rimpatriata.


Valentina - 22 anni - Provenienza: Romania

I incontro
Valentina ci dice di essere una giornalista, di lavorare in un giornale locale rumeno dove cura gli spazi pubblicitari, guadagnando 200 dollari al mese. Arrotonda il suo stipendio andando la sera in un bar a fare la cameriera. Vive da sola nella capitale mentre la sua famiglia vive in campagna. L'unico fratello vive in Turchia dove ha un ristorante. Una sera, mentre usciva dal ristorante dove lavora per recarsi a casa, viene rapita da tre uomini, che con violenza la introducono in una macchina sottraendole il cellulare e i documenti. Da quel momento inizia il suo viaggio. La portano in Jugoslavia (Belgrado) e in Montenegro. Da qui raggiungono l'Albania dove sosta in tre appartamenti diversi, fino a quando con un gommone arriva nel brindisino. Ci mostra i lividi provocati dal viaggio in gommone. Giunge in una specie di bosco dove tutti i clandestini attendono per qualche ora, in attesa che qualcuno venga a prenderli per portarli via di nascosto. Passa del tempo e nessuno arriva a prenderli. Dopo un po' di tempo, il suo accompagnatore contatta una persona che arriva con una grossa macchina. Viene accompagnata a Brindisi alla fermata di un pullman. Riesce a raggiungere il primo posto di Polizia e riferisce tutto l'accaduto. Contatta la sua famiglia per tranquillizzarla e poi, i suoi colleghi del giornale. Ci chiede di aiutarla e di parlare con la polizia.

Comunichiamo questa situazione all'ispettore di turno che ci dice che verificheranno immediatamente.

Nell'attesa che tutto si chiarisca spieghiamo chi siamo e cosa facciamo, ci dice che è una bella iniziativa, in quanto sono tantissime le ragazze sfruttate e trafficate, ci lascia la sua e-mail e i suoi numeri di telefono in Romania.

In pochi giorni Valentina esce dal cpt e riparte per la Romania.


Oxana - 30 anni - Provenienza: Moldavia

I incontro
Oxana ha chiesto lei di incontrarci. Quando entra nella stanza ci dà subito la mano e si siede. E' molto loquace, ci dice subito che ha 30 anni, é arrivata in Italia dalla Moldavia circa 2 anni fa, con un visto turistico, per raggiungere la madre già in Italia. Vuole denunciare i suoi sfruttatori. Le diciamo che é una scelta molto importante della quale possiamo ragionare insieme. Presentiamo il nostro progetto e le chiediamo cosa ne pensa. Ci risponde che lei é ben felice della nostra presenza. Le diciamo che noi siamo lì tre volte a settimana e possiamo già fissare per domani il prossimo incontro.

II incontro
Oxana riprende subito a parlare della denuncia. Le diciamo che possiamo senza dubbio accompagnarla e stare con lei durante la denuncia ma prima vorremmo fare un pò amicizia con lei. Le chiediamo se ha voglia di raccontarci come é arrivata in Italia e come si é trovata qui. Lei appare ben contenta di farlo. Comincia a dire che una volta giunta in Italia riesce a trovare, attraverso un annuncio sul giornale, un lavoro come aiuto-cuoca presso un ristorante di Vasto dove conosce un uomo italiano che le propone di andare a lavorare come assistente dalla anziana madre di lui, nonché presso un altro ristorante gestito dallo stesso. Dopo qualche mese di frequentazione con questo uomo, Oxana decide di accettare la sua proposta di lavoro e si trasferisce presso l'abitazione di lui. Nasce una relazione sentimentale, con la promessa a breve di un matrimonio.

Il locale dove Oxana inizia a lavorare come aiuto-cuoca, insieme al suo amico italiano, é dotato anche di una sala adibita a night-club, dove vengono organizzate delle feste, in particolare di addio al celibato per soli uomini, con l'intrattenimento di ragazze straniere che bevono, ballano e consumano rapporti sessuali nelle stanze ai piani superiori, su richiesta degli invitati.

Oxana scopre ben presto che il suo fidanzato, gestore del locale, insieme ad un gruppo di amici, recluta le ragazze, provenienti per lo più da Paesi dell'Est, incassando le somme derivanti dalla consumazione dei rapporti sessuali. Ed é proprio il suo fidanzato che incita Oxana a lavorare nel night-club e, quindi, a prostituirsi per guadagnare "tanti soldi in poco tempo". Al suo netto rifiuto, la donna viene violentemente picchiata dall'uom, che le sottrae il documento di identità dicendole che presto si convincerà a lavorare al night. La storia d'amore diventa così un incubo: si susseguono minacce e percosse, tanto che Oxana tenta il suicidio e alla fine scappa via. Si rivolge al commissariato di Vasto che la invia a Brindisi presso il cpt di Restinco. A questo punto del racconto, appare molto scossa. Ci chiede perché l'hanno portata lì nonostante la sua denuncia. Le diciamo che se vuole possiamo informarci e chiedere alla polizia. Lei ci risponde di si e restiamo d'accordo che dopodomani, quando torneremo ad incontrarci, le faremo sapere.

III incontro
Informiamo Oxana di aver parlato con la polizia e che ci hanno risposto che si attiveranno immediatamente a rintracciare la sua denuncia a Vasto ma che comunque, se lei vuole, può rifarla a Brindisi. Lei é d'accordo, ripete di voler denunciare e collaborare con la giustizia, vuole che quest'uomo paghi tutto il male che le ha fatto. A questo punto accompagnamo Oxana dall'ispettore Squadra Mobile di Brindisi e, dopo un breve scambio di idee, si stabilisce il giorno e l'ora in cui Oxana, accompagnata dall'avvocata del progetto, regolarizzerà la sua denuncia.

IV incontro
Questo incontro avviene il giorno successivo la denuncia. Oxana manifesta le sue paure, in particolare le eventuali ritorsioni che potrebbero verificarsi a seguito della denuncia, tanto che riferisce di avere incubi durante la notte e di non riuscire a prendere sonno. Appare confusa. Non sa bene se vuole rimanere in Italia e iniziare una nuova vita, o ritornare nel suo Paese, o meglio in Russia, per raggiungere la figlia di 4 anni, attualmente affidata ad una sua zia. Alterna, pertanto, momenti di tranquillità a momenti di tensione.

Ci tratteniamo a lungo con lei, la tranquillizziamo dicendo che tra pochi giorni potrà uscire e venire con noi.

Trascorsi i termini previsti per il trattenimento entra nel programma di protezione sociale e viene attivata la pronta accoglienza.

In questo periodo viene ascoltata dai Carabinieri di Vasto su espressa richiesta dell'autorità procedente nel procedimento penale cui é stato dato avvio in seguito alle dichiarazioni rese dalla donna.

La donna ha avuto il permesso di soggiorno.

numero antitratta
Il numero verde antitratta
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