
Jean Leonard Touadì, giornalista esperto di politica internazionale e co-autore del programma “C’era una volta” in onda su Rai 3.
Sarei tentato di dire che le schiavitù sono sempre quelle.
Ma forse una delle nuove schiavitù è l’immigrazione, soprattutto in Italia con la legge Fini-Bossi.
Quando si dichiara che una persona è un fattore produttivo, lo si fa entrare nel proprio paese in quanto tale e quando smette di esserlo gli si fa scadere il permesso di soggiorno, che cos’ è quella persona se non uno schiavo? Infiocchettato magari ma non trattato come una persona. Non interessa se lui ha creato legami, se ha un progetto migratorio. Nel momento che smette di lavorare gli si danno tre mesi, sei mesi, ma se lui non trova un altro lavoro lui diventa... merce.
Questa è una cosa che non dobbiamo smettere di criticare, il fatto che sia una legge dello stato non significa che sia giusto dal punto di vista nè delle convenzioni internazionali nè soprattutto dell’etica.
Nuove schiavitù sono poi sicuramente quelle dei bambini, del lavoro minorile. Avendo io dei figli piccoli è una realtà questa che mi tocca particolarmente e mi rendo conto che è molto più estesa di quanto non se ne parli. Come diceva qualcuno, se il futuro dell’umanità sono i bambini, guardando come trattiamo i bambini... non c’è futuro.
Condorelli, "Schiavitù come impossibilità di scegliere"
Colombo, "Schiavitù se il consenso è obbligato"
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