
Italiano di origine, Antonino Condorelli vive da parecchi anni a Natao, capitale dello stato del Rio Grande do Norte nel nord-est del Brasile. È responsabile della comunicazione nel "Centro de Direitos Humanos e Memoria Popular (Centro di Diritti Umani e Memoria Popolare) che si occupa della promozione e della difesa dei diritti umani nel Rio Grande do Norte e che ha aderito alla campagna italiana "Stop sexual tourism contro lo sfruttamento sessuale di minori nel Rio Grande do Norte.
di Chiara Bazzanella
Parlando di nuove schiavitù, quali sono per
lei?
Sono tante. La prima e forse la più forte è
la schiavitù economica, la dipendenza economica del
Brasile e in generale dell'America Latina - si poterebbe dire
di tutto il sud del mondo - dai capitali finanziari e dagli
organismi finanziari internazionali. Poi c'è la dipendenza
commerciale - la schiavitù commerciale - cioè
la diseguaglianza dei rapporti commerciali nord-sud. Il nord
pretende che il sud apra le sue frontiere per tutti i suoi
prodotti ma non è disposta ad aprirle a sua volta.
Poi c'è la schiavitù vera e propria, ci sono
varie forme di schiavitù contemporanea come ad esempio
lo sfruttamento sessuale, soprattutto se riguarda bambini
e adolescenti, il lavoro minorile, nuova forma di schiavitù
in Brasile molto forte, il lavoro dello schiavo vero e proprio
che purtroppo nel Brasile rurale - la zona nord del Brasile-
esiste ancora.
Schiavitù in sostanza significa impossibilità
di scegliere. Quindi una persona che per colpa del latifondo
non ha accesso alla terra è schiava di un sistema economico,
una persona che non può scegliere il proprio destino
è schiava del sistema economico. Il Brasile è
pieno di queste nuove forme di schiavitù.
A proposito dello sfruttamento sessuale minorile,
Gilberto Dimenstein, famoso giornalista brasiliano, aveva
dedicato due approfondite inchieste a tale problema e ha detto
che l'aumento dello sfruttamento sessuale verso bambini sempre
più piccoli è dovuto anche alla paura dell'aids.
Quindi proprio una nuova schiavitù al passo con le
nuove realtà del secolo?
Esatto. Questa non è però la sola ragione per
cui è in crescita. È in crescita anche per il
fatto che le donne stanno conquistando sempre più diritti
nei paesi ricchi e l'europeo, il nord-americano comincia ha
sentire una frustrazione dal punto di vista maschilista -
perché la società alla fine è rimasta
maschilista in tutti i paesi del mondo. Il machismo è
la caratteristica di tutte i paesi del mondo. Ha assunto nuove
forme che si sono adattate al capitalismo e alla globalizzazione,
ma il fondo dell'educazione degli uomini è sempre quello
e siccome non è più possibile considerare la
donna un oggetto ( anche se in altre forme poi succede) e
dominare su essa, allora molti europei e nordamericani credono
che nel sud del mondo possono riprodurre quelle forme di sottomissione,
di dominazione della donna, tipiche della cultura machista.
Il problema è la globalizzazione?
Dal mio punto di vista non è la globalizzazione in
sé come processo. È il modello esistente attuale
di globalizzazione che è fondamentalmente una globalizzazione
dei capitali, delle merci, dei beni di consumo, dei processi
produttivi ma non è una globalizzazione dei diritti.
Si rompono sempre più barriere per le merci e si innalzano
ogni giorno più barriere per le persone, per la loro
libera circolazione. Le libertà pubbliche, la democrazia,
la possibilità di esprimersi, di partecipare attivamente
alla vita economica, sociale, in tutti i paesi è sempre
più ridotta. Ridotta dall'aumento della disoccupazione,
dall'aumento della povertà, dell'esclusione sociale,
quindi la globalizzazione a cui assistiamo è sostanzialmente
una globalizzazione del capitale. La globalizzazione che noi
vogliamo è quella dei diritti e delle opportunità.
Perché gli italiani rappresentano il maggior
numero di turisti sessuali?
È difficile dirlo, io penso, ricollegandomi a quanto
dicevo prima, che in Italia sia ancora più forte il
problema del rapporto uomo-donna. L'Italia è sempre
stata una società tradizionalmente maschilista, fortemente
legata a un modello in cui l'uomo domina la donna e ne è
il padrone. Ma l'Italia è anche una società
che si è sviluppata ad un ritmo vertiginoso, in pochi
decenni è passata dall'essere un paese tradizionale,
povero, agricolo a un paese tra i più ricchi del mondo
con trasformazioni e sconvolgimenti sociali ma non ha risolto
alcune delle sue contraddizioni profonde interne. Come alcuni
stranieri vedevano nell'Italia dei primi anni '50 la possibilità
di dominare, attraverso il rapporto con le italiane povere,
e di riprodurre le forme di dominazione che stavano cominciando
a diminuire nei propri paesi, così molti italiani oggi
vedono questo negli altri paesi del mondo. Non sono gli unici,
ma purtroppo sono quelli che lo fanno di più.
Colombo, "Schiavitù se il consenso è obbligato"
Briguglio, "Schiavitù, quando il lavoro è collegato al permesso"
Castellani, "Schiavitù, negazione totale e legalizzata dei Diritti Umani"
