Nuove Schiavitù
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18 maggio 2005

L'intervista / "Schiavitù come impossibilità di scegliere"

Italiano di origine, Antonino Condorelli vive da parecchi anni a Natao, capitale dello stato del Rio Grande do Norte nel nord-est del Brasile. È responsabile della comunicazione nel "Centro de Direitos Humanos e Memoria Popular (Centro di Diritti Umani e Memoria Popolare) che si occupa della promozione e della difesa dei diritti umani nel Rio Grande do Norte e che ha aderito alla campagna italiana "Stop sexual tourism contro lo sfruttamento sessuale di minori nel Rio Grande do Norte.

di Chiara Bazzanella

Parlando di nuove schiavitù, quali sono per lei?
Sono tante. La prima e forse la più forte è la schiavitù economica, la dipendenza economica del Brasile e in generale dell'America Latina - si poterebbe dire di tutto il sud del mondo - dai capitali finanziari e dagli organismi finanziari internazionali. Poi c'è la dipendenza commerciale - la schiavitù commerciale - cioè la diseguaglianza dei rapporti commerciali nord-sud. Il nord pretende che il sud apra le sue frontiere per tutti i suoi prodotti ma non è disposta ad aprirle a sua volta.
Poi c'è la schiavitù vera e propria, ci sono varie forme di schiavitù contemporanea come ad esempio lo sfruttamento sessuale, soprattutto se riguarda bambini e adolescenti, il lavoro minorile, nuova forma di schiavitù in Brasile molto forte, il lavoro dello schiavo vero e proprio che purtroppo nel Brasile rurale - la zona nord del Brasile- esiste ancora.
Schiavitù in sostanza significa impossibilità di scegliere. Quindi una persona che per colpa del latifondo non ha accesso alla terra è schiava di un sistema economico, una persona che non può scegliere il proprio destino è schiava del sistema economico. Il Brasile è pieno di queste nuove forme di schiavitù.

A proposito dello sfruttamento sessuale minorile, Gilberto Dimenstein, famoso giornalista brasiliano, aveva dedicato due approfondite inchieste a tale problema e ha detto che l'aumento dello sfruttamento sessuale verso bambini sempre più piccoli è dovuto anche alla paura dell'aids. Quindi proprio una nuova schiavitù al passo con le nuove realtà del secolo?
Esatto. Questa non è però la sola ragione per cui è in crescita. È in crescita anche per il fatto che le donne stanno conquistando sempre più diritti nei paesi ricchi e l'europeo, il nord-americano comincia ha sentire una frustrazione dal punto di vista maschilista - perché la società alla fine è rimasta maschilista in tutti i paesi del mondo. Il machismo è la caratteristica di tutte i paesi del mondo. Ha assunto nuove forme che si sono adattate al capitalismo e alla globalizzazione, ma il fondo dell'educazione degli uomini è sempre quello e siccome non è più possibile considerare la donna un oggetto ( anche se in altre forme poi succede) e dominare su essa, allora molti europei e nordamericani credono che nel sud del mondo possono riprodurre quelle forme di sottomissione, di dominazione della donna, tipiche della cultura machista.

Il problema è la globalizzazione?
Dal mio punto di vista non è la globalizzazione in sé come processo. È il modello esistente attuale di globalizzazione che è fondamentalmente una globalizzazione dei capitali, delle merci, dei beni di consumo, dei processi produttivi ma non è una globalizzazione dei diritti. Si rompono sempre più barriere per le merci e si innalzano ogni giorno più barriere per le persone, per la loro libera circolazione. Le libertà pubbliche, la democrazia, la possibilità di esprimersi, di partecipare attivamente alla vita economica, sociale, in tutti i paesi è sempre più ridotta. Ridotta dall'aumento della disoccupazione, dall'aumento della povertà, dell'esclusione sociale, quindi la globalizzazione a cui assistiamo è sostanzialmente una globalizzazione del capitale. La globalizzazione che noi vogliamo è quella dei diritti e delle opportunità.

Perché gli italiani rappresentano il maggior numero di turisti sessuali?
È difficile dirlo, io penso, ricollegandomi a quanto dicevo prima, che in Italia sia ancora più forte il problema del rapporto uomo-donna. L'Italia è sempre stata una società tradizionalmente maschilista, fortemente legata a un modello in cui l'uomo domina la donna e ne è il padrone. Ma l'Italia è anche una società che si è sviluppata ad un ritmo vertiginoso, in pochi decenni è passata dall'essere un paese tradizionale, povero, agricolo a un paese tra i più ricchi del mondo con trasformazioni e sconvolgimenti sociali ma non ha risolto alcune delle sue contraddizioni profonde interne. Come alcuni stranieri vedevano nell'Italia dei primi anni '50 la possibilità di dominare, attraverso il rapporto con le italiane povere, e di riprodurre le forme di dominazione che stavano cominciando a diminuire nei propri paesi, così molti italiani oggi vedono questo negli altri paesi del mondo. Non sono gli unici, ma purtroppo sono quelli che lo fanno di più.

Colombo, "Schiavitù se il consenso è obbligato"
Briguglio, "Schiavitù, quando il lavoro è collegato al permesso"
Castellani, "Schiavitù, negazione totale e legalizzata dei Diritti Umani"

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