
Julian, manovale rumeno in nero, racconta su Capolinea, neonato giornale di strada veronese, il rapporto con il suo datore di lavoro. "Quelli che mi fanno lavorare corrono tanti rischi e io li devo solo ringraziare" - afferma, raccontando quella che per noi è una storia di sfruttamento.
Io faccio il manovale, qualche volta lavoro anche dodici ore al giorno ma di solito dieci, quando gli italiani finiscono noi stiamo lì un altro paio d'ore, poi dormiamo nel sacco a pelo dentro il cantiere, se fortuna c'è, anche nelle baracche di lamiera ma d'estate si muore di caldo e preferisco dormire fuori. Il turno di guardia lo fa uno di noi dura due ore e poi lo fa un altro, se arriva la polizia ci sveglia e ci nascondiamo....
La mia paga è buona prendo tre euro l'ora, anche quattro, sì lo so la paga sindacale minima sarebbe sette e mezzo ma non mi lamento, sono clandestino, non potrei lavorare, quelli che mi fanno lavorare corrono tanti rischi e io li devo solo ringraziare (...)
Il mio capo si tine la percentuale dalla ditta che gli subappalta i lavori, per la verità lui sub appalta dai sub appaltatori, non so quanto si tenga per sè ma siccome ha un bel gruppo so che si è comprato un furgone nuovo quest'anno, a me va bene così. È lui che decide dove lavoro, quanto lavoro e quanto si trattiene dalla mia paga. Questa settimana io ho lavorato sette giorni filati e lui si è tenuto la paga del sabato e della domenica ma non la percentuale. Queste sono le regole e io non le posso cambiare. Un mio amico che ha provato a discutere è rimasto due mesi senza lavoro, ho sentito dire che si può andare dal sindacato per essere aiutati ma io non ci vado perché non posso rischiare di perdere questo lavoro.
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Colombo, "Schiavitù se il consenso è obbligato"
Briguglio, "Schiavitù, quando il lavoro è collegato al permesso"
Castellani, "Schiavitù, negazione totale e legalizzata dei Diritti Umani"
