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05 settembre 2008

BRASILE: Traffico organi, un padre racconta

 

Di seguito pubblichiamo una storia pervenuta in redazione. L'autore è Paulo Pavesi, brasiliano a Reggio Emilia da 3 mesi; ha chiesto asilo politico il 20 agosto scorso.

Il 19 aprile 2000, Paulo Veronesi Pavesi, di 10 anni, cadde dall'altezza di circa 10 metri , nella città di Poços de Caldas, in Minas Gerais (Brasile) e fu trasportato molto rapidamente all'ospedale Pedro Sanches. Dopo aver effettuato alcuni esami, i medici scelsero di effettuare un'operazione per l'estrazione di un coagulo dal cervello.

Il giorno seguente, quando i medici comunicarono la morte encefalica, i genitori abbordarono il tema “donazione di organi”. Un'ora dopo, il medico informò che la morte era stata confermata e avvisò immediatamente il Centro di trapianti il cui responsabile, Álvaro Ianhez, arrivò all'ospedale e cominciò ad occuparsi personalmente del caso, effettuando esami per la conferma della morte encefalica. Questi esami diagnosticarono che il bambino era ancora vivo.

Paulo fu trasportato nuovamente all'UTI e tutti i procedimenti che avrebbero potuto salvargli la vita furono sospesi. Il giorno seguente, Ianhez decise di trasferirlo all'ospedale Santa Casa, localizzato nella stessa città, dove gli organi furono espiantati senza che ci fosse una qualunque prova della morte del bambino. I medici documentarono tutto il procedimento segnando, tra l'altro, dati che dimostrano che nel momento in cui gli organi furono espiantati, Paulo era ancora vivo. Fino ad oggi gli esami effettuati all'arrivo nel Pronto Soccorso sono scomparsi. Secondo l'inchiesta realizzata dal Ministero della Salute, quando la morte del bambino fu comunicata alla familia, non era stato compiuto nessun esame per diagnosticare tale decesso.

Carlos Eduardo Venturelli Mosconi è medico urologo e influente politico brasiliano che ha ideato e creato un sistema di raccolta e distribuzione di organi clandestini nello stato di Minas Gerais, in Brasile. Inoltre è stato il relatore della legge di donazione presunta di organi per la quale ogni brasiliano è diventato un donatore, eccetto coloro che dichiarino nei loro documenti di essere contrari. Il Centro di trapianti che prestò le cure a Paulo apparteneva a Mosconi e non era riconosciuto dallo stato come un centro ufficiale di trapianti.

Le cornee furono inviate all'ospedale Penido Burnire, all'interno dello stato di São Paulo, e furono vendute a persone che non erano nella lista d'attesa di trapianto. I reni furono distribuiti secondo lo schema ideato da Mosconi che veniva controllato da Ianhez.

Si è scoperto che il caso di Paulo non è stato il solo, scartando la possibilità che sia stato un caso isolato. Altri otto casi sono stati dimostrati. Il numero potrebbe essere maggiore dal momento che le autorità brasiliane hanno rifiutato un approfondimento delle indagini.

Nel 2001 è stata sollecitata l'esumazione di Paulo per verificarne la causa della morte così come la possibilità che ci fosse stato l'espianto di altri organi che non erano stati registrati. Grazie ad un imbroglio politico, l'esumazione è successa un anno e mezzo dopo la sepoltura, rendendo difficili le analisi dei periti.

Anche l'equipe di trapianti dell'ospedale Santa Casa era guidata da Ianhez, fatto considerato illegale dalla legislazione brasiliana per accumulo di funzioni e conflitto d'interessi. Il Ministero della Salute ha ammesso pubblicamente che il Centro diretto dal medico non possedeva neppure l'autorizzazione al funzionamento, secondo la legge. Nonostante ciò, inspiegabilmente, lo stato brasiliano pagava a questo gruppo tutte le procedure mediche concernenti i trapianti irregolari che lì si effettuavano.

Mosconi, la mente di questa banda organizzata, era in quel momento un importante deputato federale del partito dell'allora presidente della Repubblica, Fernando Henrique Cardoso. Mosconi, recatosi in Parlamento, minacciò di sottoscrivere la richiesta d'apertura di una commissione d'indagine sulla corruzione all'interno di quel governo, qualora la vicenda non venisse ridimensionata. Subito dopo il discorso, il caso prese un corso abbastanza oscuro e confuso.

Nel 2002 si conclusero le indagini realizzate dalla Polizia Federale e seguite dal Pubblico Ministero Federale. La polizia accusò quattro medici dell'espianto illegale degli organi di Paulo. Uno di questi medici, Celso Roberto Frasson Scafi, è socio di Carlos Mosconi. Un altro medico, Cláudio Rogério Carneiro Fernandes, è amico personale di Mosconi.

Il risultato delle indagini fu portato davanti al Pubblico Ministero Federale che sorprendentemente ritirò le accuse contro questi due medici, sostituendoli con altri che avevano partecipato alle prime cure di emergenza. La denuncia fu presentata alla giustizia con l'accusa di omicidio doloso. La sostituzione dei nomi lasciò impune tutta l'equipe responsabile dell'assassinio, portando sul banco degli accusati medici che avevano avuto minor partecipazione al crimine.

Prove furono raccolte dal padre del bambino e vennero presentate ai procuratori federali che si negavano ad accettarle senza dare nessuna spiegazione. L'insistenza del padre fece sì che i procuratori, il commissario di polizia e i medici, unendo le forze aprissero contemporaneamente diversi processi contro di lui perché le sue denunce fossero dimenticate. Costoro accusavano il padre di Paulo di aver minacciato di morte tanto i medici coinvolti nel caso, quanto Carlos Henrique Marcondes, amministratore dell'ospedale dove gli organi erano stati espiantati.

Quattro giorni dopo la presentazione della denuncia contro i medici, l'amministratore fu trovato gravemente ferito nei pressi della sua abitazione. I processi che accusavano il padre di averlo minacciato di morte furono tutti immediatamente archiviati e in modo sommario sparirono dal Palazzo di Giustizia locale. La polizia civile, subito dopo aver trovato l'amministratore ancora agonizzante, affermò che si trattava di suicidio. Nell'arma ritrovata c'erano tre bossoli esplosi. Le mani di Marcondes furono di proposito rovinate con dell'acido perché non si potesse provare l'esistenza di residui di polvere da sparo. Quando fu trovato, Marcondes fu soccorso da uno dei membri dell'equipe del Centro di trapianti.

Secondo le indagini condotte sul caso, l'amministratore aveva installato delle microspie nel centro chirurgico dell'ospedale e aveva minacciato di rendere pubbliche le registrazioni. La polizia civile partecipava effettivamente ai crimini, coprendo i medici con degli accordi di complicità, contrari alle leggi federali vigenti. Uno di questi era sospendere le autopsie ai cadaveri dei donatori di organi. All'epoca in cui il caso venne a galla, la stessa polizia dichiarò che il colpevole era il padre di Paulo per aver portato il caso a conoscenza della stampa e considerò i medici non colpevoli di alcun fatto o azione illegale, nonostante la commissione d'inchiesta realizzata dal Ministero della Salute avesse provato tali illegalità.

Altri processi aperti contro il padre del bambino lo accusavano tra l'altro di ingiuria, calunnia, diffamazione e coercizione, dal momento che, per mezzo dell'invio di e-mail, le prove da lui raccolte venivano distribuite a diversi organi ufficiali dello stato e della stampa in genere, al fine di dimostrare l'esistenza di una mafia organizzata per il traffico di organi che contava sulla convivenza delle autorità federali e di autorità del governo brasiliano.

Nel 2003, con già al governo Luis Inácio Lula da Silva, il padre di Paulo ha portato il caso a Brasilia dove è stato ascoltato da un gruppo di parlamentari che sono rimasti impressionati dalla storia. Hanno immediatamente cominciato a raccogliere firme dentro il parlamento perché venisse aperta una Commissione Parlamentare d'inchiesta per appurare la veridicità delle informazioni e il traffico d'organi in Brasile. Membri del partito del presidente Lula e procuratori della repubblica hanno fatto pressioni sul deputato federale Neucimar Fraga (autore della richiesta d'apertura della commissione d'inchiesta - CPI) perché non se ne facesse nulla.

Mentre a Brasilia si tentava di aprire la CPI , il Pubblico Ministero Federale ha pure cominciato a fare pressioni sul padre del bambino, violando la sua casella di posta elettronica (per ottenere le informazioni che stava scambiando con i parlamentari brasiliani) e inviando lettere ufficiali alla società franco-tedesca, Allianz, presso la quale lui stava lavorando come coordinatore del sistema informatico. È stato licenziato il giorno stesso in cui in parlamento si è aperta la CPI.

Ancora nel 2003 il padre ha tentato di portare il caso davanti alla Commissione dei Diritti Umani della Camera Federale, a Brasilia. Attraverso una richiesta presentata dal deputato federale Pastor Reinaldo, un'udienza pubblica avrebbe dovuto ascoltare le denunce del padre di Paulo. Tuttavia, il deputato federale Geraldo Thadeu Pedreira dos Santos che era stato sindaco della città di Poços de Caldas quando successe il crimine, oltre ad essere uno dei membri della banda, ha fatto diverse minacce, facendo sì che il presidente della Commissione rinunciasse all'udienza. Attraverso una lettera ufficiale inviata alla familia del bambino assassinato, il presidente della Commissione ha dichiarato che non era possibile garantire l'incolumità del padre di Paulo e perciò avrebbe cancellato l'udienza.

Molti parlamentari medici hanno insistito per partecipare come membri della Commissione Parlamentare con l'obiettivo di intralciare le indagini e abbandonare la sala di riunione durante la convocazione. Pur tuttavia, le indagini sono proseguite e la relazione finale presentata dalla Commissione ha provato che nove medici parteciparono all'assassinio.

Durante la votazione, i parlamentari medici hanno preteso che la relazione fosse modificata, includendo un testo che avrebbe permesso al Pubblico Ministero Federale di denunciare i criminali alla giustizia solo se lo avessero considerato necessario. Ciò è stato fatto perché c'era già un accordo tra la banda e il Pubblico Ministero Federale perché gli assassini non fossero denunciati.

Alla fine del 2004, nonostante le restrizioni imposte dai deputati medici, la relazione è stata inviata al Pubblico Ministero Federale e al Ministero della Giustizia perché entrambi prendessero dei provvedimenti. La relazione della CPI ha rivelato che altre otto vittime sono state trovate, ma, stranamente, i processi, che sono nella giustizia, sono stati portati in altri tribunali dove le persone coinvolte hanno maggior influenza politica. I nomi delle vittime sono tenuti nascosti dalle autorità perché i familiari non sappiano che cosa è successo loro.

La stampa brasiliana non è stata informata di queste denunce per le forti pressioni di Mosconi. I processi sono stati distribuiti in modo tale da garantire l'inesistenza di più di un'accusa a uno stesso medico. Così, anche se fossero condannati, sarebbero condannati primari con diritto alla esclusione della pena ( surcis ). Alla familia di Paulo Veronesi Pavesi è stato ed è impedito dal Pubblico Ministero Federale di testimoniare contro i medici in tribunale. Nonostante i molti appelli pubblici di gruppi sociali, la giustizia non ha accettato di ascoltare il padre nel processo che continua senza testimoni d'accusa.

Nel 2005 e 2006 i processi criminali aperti contro il padre del bambino lo hanno assolto l'uno dopo l'altro. In uno di questi, la giustizia federale ha riconosciuto che il padre aveva piena ragione e ha chiesto risposte al Procuratore Generale della Repubblica riguardo all'andamento della relazione finale della CPI. Nessuna risposta è stata inviata al tribunale.

Il deputato federale Neucimar Fraga, presidente della CPI del traffico di organi, ha pure lui inviato molte lettere ufficiali alle autorità per sollecitare informazioni sul corso della relazione e non hai mai ottenuto risposta.

L'anestesista Sérgio Poli Gaspar che partecipò all'espianto di organi da Paulo, utilizzò l'anestesia generale sul bambino, classificandolo come vivo nel momento dell'espianto degli organi. Quando il padre del bambino ha denunciato il fatto, affermando che egli aveva mentito alla polizia, Poli l'ha denunciato. Durante la CPI , nella sua deposizione, Poli è stato smentito pubblicamente e sono stati provati l'uso dell'anestesia generale così come la classificazione che il paziente fosse vivo. Ciò tuttavia la giustizia brasiliana ha condannato il padre ad indennizzare economicamente l'anestesista. Sérgio Poli Gaspar, pur essendo stato smascherato pubblicamente, non risponde neppure ad una qualunque accusa.

Indignato, il padre del bambino assassinato ha creato un documento completo indicando con prove l'atteggiamento criminale di ogni persona coinvolta, elencando le deposizioni raccolte dalla CPI. Questo documento è stato inviato all'OEA (Organizzazione degli Stati Americani) dove un processo è stato aperto e aspetta di essere analizzato da poco più di un anno.

Inoltre è stato indirizzato alla Commissione di Diritti Umani dell'Ordine degli Avvocati del Brasile e fino ad oggi non è stata fornita alcuna risposta. Infine una copia è stata inviata al Pubblico Ministero Federale che l'ha archiviata sommariamente, ancora una volta senza fornire nessun chiarimento o dare spiegazioni alla familia. Il Procuratore Generale della Repubblica attraverso un unico documento ufficiale in questi 8 anni ha affermato che non esiste nessun indizio che i procuratori siano stati negligenti nell'esame delle denunce.

Nel 2007 il governo brasiliano ha autorizzato il principale accusato dell'assassinio di Paulo, a realizzare trapianti di organi. Nonostante risponda ancora a un processo per omicidio doloso di un bambino di 10 anni, lo stato brasiliano gli ha dato tutte le garanzie d'impunità e di impiego. All'iniziò egli è tornato a eseguire trapianti a San Paolo, ma per le pressioni fatte sull'ospedale e la minaccia di proteste, il medico si è trasferito a Manaus, in Amazzonia. Attualmente stanno circolando in internet molte denunce di scomparsa di bambini per il fine di traffico di organi a Manaus.

Il medico ha assunto il posto di coordinatore di un centro di emodialisi dello stesso tipo di Poços de Caldas e continua a lavorare normalmente. Il padre non riesce più ad essere ascoltato da nessuna autorità brasiliana poiché affermano che il caso è già stato chiuso. Senza diritti, la familia di Paulo Veronesi Pavesi ha deciso d'iniziare le procedure per l'ottenimento della cittadinanza italiana per andarsene dal Brasile. Da sei mesi la familia ha richiesto alle autorità un certificato negativo di naturalizzazione degli antenati che vennero dall'Italia. In genere occorrono circa tre mesi per averlo. Rivoltosi alle autorità competenti il padre di Paulo è stato informato che nessuna richiesta è giunta a quegli uffici.

Nel 2001 questa banda di criminali ha modificato la legge dei trapianti di organi che era vigente in Brasile, permettendo che qualunque persona possa donare un rene senza l'esistenza del vincolo familiare. La verifica che non ci siano fini di lucro in queste situazioni è a carico del Pubblico Ministero.

Nel 2006, attraverso un controllo, il Tribunale dei Conti dell'Unione ha verificato che in Brasile non esiste il rispetto della fila d'attesa per i trapianti e tutto il sistema è soggetto a frodi. Questa è stata, tra l'altro, una delle prime denunce presentate dal padre di Paolo, nel 2000, ad essere respinta dalle autorità. I medici trapiantisti brasiliani continuano ad affermare che il sistema di trapianti del Brasile è esempio nel mondo.

Per questi fatti raccontati nel testo, il padre di Paolo così come la sua familia, non possiede condizioni degne e sicure di continuare a vivere in Brasile. Tutti i suoi diritti fondamentali sono ignorati e non c'è più nessuno a cui ricorrere. Questo caso potrà essere risolto solo se ci sarà un intervento internazionale con protezione alla familia.

 

 

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Fonti: Redazione.
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Fonti: Unicef.it
 

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